La problematica della zona SAR maltese

Pubblicato: 4 febbraio 2010 in legality
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di Paolo Decarli

La Convenzione di Amburgo del 1978 prevede la stipula di accordi regionali per la delimitazione tra Stati frontisti o contigui delle zone SAR (Zona di Ricerca e Soccorso) di competenza nazionale relative sia alle acque territoriali, sia alle acque internazionali adiacenti. La delimitazione di queste zone non è legata a quella delle frontiere marittime esistenti né pregiudica il regime giuridico delle acque secondo la Convenzione del Diritto del Mare del 1982.

In verde scuro i paesi che hanno ratificato il "United Nations Convention on the Law of the Sea", in verde chiaro i paesi firmatari che non hanno ratificato il trattato. Licensed under the GFDL by the author (Alinor); Released under the GNU Free Documentation License.

L’Italia è stato il primo Paese del Mediterraneo a prendere l’iniziativa di stipulare accordi di questo tipo con i Paesi frontisti. Nel corso della Conferenza di Ancona del 19 maggio 2000 sono stati firmati specifici Memorandum of understanding sulla cooperazione nelle operazioni di ricerca e soccorso con la Slovenia, la Croazia, l’Albania e la Grecia.

SAR Italiana e SAR Maltese - da Limes - Rivista Italiana di Geopolitica - © Gruppo Editoriale L'Espresso Spa

I limiti delle zone SAR di rispettiva pertinenza dell’Italia e degli altri Stati definiti con tali Memorandum sono stati del tutto svincolati da quelle delle frontiere marittime.

Per quanto riguarda il Mar Mediterraneo nel corso della Conferenza IMO (International Maritime Organization) di Valencia del 1997 si è provveduto ad approvare un «General Agreement on a Provisional SAR Plan» in cui sono stabiliti i limiti delle zone SAR mediterranee. Un’eccezione, in questo processo di definizione concordato delle zone SAR mediterranee, è stata quella di Malta.

Il fatto è che Malta rivendica unilateralmente un’enorme zona SAR, pari a circa 250.000 chilometri quadrati (un po’ meno della superficie dell’Italia) vale a dire 750 volte il suo territorio, senza tuttavia disporre di mezzi per svolgere operazioni di soccorso. Di fatto Malta si è avvalsa sinora della cooperazione dell’Italia. Sembra, inoltre, che essa abbia stipulato un accordo con la Grecia e la Libia per affidare loro, rispettivamente, il pattugliamento della parte orientale e meridionale della sua zona. Se così è si potrebbe dire quindi che Malta ha devoluto in franchising le sue competenze in materia di SAR a Italia, Grecia e Libia.

La zona SAR di Malta si sovrappone nella parte a Nord e ad Ovest con la corrispondente zona SAR italiana coprendo addirittura le acque territoriali di Lampedusa e Lampione. A Ovest la zona SAR lambisce le acque territoriali della Tunisia impedendo a questo Paese di svolgere in autonomia operazioni SAR a poche miglia dalle proprie coste. Queste anomalie della zona SAR maltese potranno essere corrette a seguito di specifici accordi di delimitazione.

Ma se Malta difende con le unghie e con i denti la sua zona Sar ci sono anche altre ragioni, sempre strettamente economiche. L’immensa zona Sar maltese coincide quasi completamente con la sua zona contigua. Questa è una porzione di mare che può estendersi oltre le acque territoriali, e sui quali il paese referente può imporre le proprie leggi in materia di sicurezza ma anche fiscale e doganale.

© timesofmalta.com

E ovviamente in tutta questa storia c’entra anche il petrolio. Malta ha, infatti, un contenzioso aperto da anni sulla questione proprio con la Libia, altro paese con cui si tratta anche sul tavolo dell’immigrazione. La zona su cui si litiga senza trovare una soluzione è la Medina Bank. Ma è anche il controllo dell’immigrazione nella Sar che porta soldi a Malta. Il paese di lingua inglese, infatti, ottiene più finanziamenti dell’Italia dal «Fondo per il controllo delle frontiere esterne» avendo avuto il riconoscimento di ben 1.183 chilometri di costa (proprio in base alla Sar) mentre l’Italia ne ha ottenuti solo 1.657. Eppure, spesso, è l’Italia che interviene (e paga) quando si avvistano barconi in mare. E non potrebbe essere altrimenti; Malta non ha mezzi. Al suo attivo ha soltanto nove motovedette. Una di queste, che andrà in pensione a dicembre, è del 1972; la utilizzavano gli Stati uniti in Vietnam.

Riserve sull’estensione della zona SAR di Malta in rapporto alla limitata capacità dei mezzi adibiti al soccorso, sono in passato state espresse dall’Italia nel corso delle ricorrenti ondate migratorie.

Tuttavia, fino ad oggi, al problema non sono state o non si sono volute trovare soluzioni.

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commenti
  1. […] che arrivano da chissà dove, e transitano nelle acque di sua competenza (ma la questione è complessa) senza preoccuparsi minimamente del destino di quelle vite umane. Non dovrebbe servire una legge o […]

  2. […] che arrivano da chissà dove, e transitano nelle acque di sua competenza (ma la questione è complessa) senza preoccuparsi minimamente del destino di quelle vite umane. Non dovrebbe servire una legge o […]

  3. […] Tra Italia e Malta c’è uno scontro latente da anni, temporaneamente risolto soltanto durante l’operazione Mare Nostrum nel 2014, visto che le due aree si sovrappongono: Malta rivendica unilateralmente un’enorme zona Sar (pari a circa 250.000 chilometri quadrati, vale a dire 750 volte il suo territorio e poco meno del territorio italiano), senza tuttavia disporre di mezzi per svolgere operazioni di soccorso. Le zone Sar italiana (stabilita dal Dpr 664 del 1994) e maltese si sovrappongono e all’interno della Sar rivendicata da Malta ricadrebbe anche Lampedusa. I casi di conflitto e di ritardi nei soccorsi, dal caso Bufadel nel 2007, al caso Pinar nel 2009, fino ai più recenti episodi di questa estate, fino al caso Diciotti, non si contano più. Per non parlare della tragedia dell’11 ottobre 2013, il naufragio dei bambini, sulla quale è ancora in corso un processo a Roma. […]

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